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ADRIATIC Osiguranje – CAPITOLO 4

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Scritto da Sean Filipin

Ex agente assicurativo, ora critico assicurativo Vuoi contattarmi? Chiamami o scrivimi una mail

Nell’ultimo capitolo abbiamo analizzato come ho conosciuto Goran Jurisic (presidente del consiglio di amministrazione) e come con quest’ultimo abbiamo discusso nuovamente la presentazione dei nostri servizi, come anche la componente relativa ai compensi spettanti alle diverse figure da arruolare.

Nel caso non abbiate letto l’articolo ve lo riporto di seguito :

Dubravko Grigic e Laren Saina, quando i sogni dovrebbero diventare realtà

In questo capitolo invece voglio affrontare uno dei problemi più grossi che riguardano il gruppo Agram, le promesse e i sogni infranti.

Ho parlato di gruppo Agram, di cosa si tratta?

Fondamentalmente di un “aggregato” di diverse realtà dove è presente il Sig. Dubravko Grigic, da noi in Italia dovrebbe tradursi in Conglomerato Finanziario.

Ecco che arriviamo al punto chiave di questo articolo, il Sig. Dubravko Grigic. Ma di chi si tratta?
Lui è la persona che tutti i dipendenti delle società facenti parte del gruppo Agram venerano.

Pensate… la venerazione è tale che una volta il Sig. Goran Jurisic ha assimilato l’appartenenza al gruppo Agram (intendendola come appartenenza fisica della persona) all’appartenenza ad una setta, premurandomi di entrarci il prima possibile.

Ovviamente non ci sono mai entrato, nè ho mai inteso entrarci.

Credo che questo sia stato uno dei motivi che ha portato continue frizioni tra me e il direttivo di Adriatic Osiguranje e del gruppo Agram.

In questo episodio voglio raccontarvi del primo incontro che ho avuto con Grigic e con il suo avvocato, Laren Saina.

Dopo numerosi tentativi miei e di mio padre di trovare un accordo economico/gestionale tra Goran Jurisic, Nino Pavic, Zlarko Radolovic, falliti fondamentalmente perché (parole testuali di Goran Jurisic) “non abbiamo il potere di darvi quello che chiedete”, venne fissato al volo un appuntamento con Dubravko Grigic nella sede di Trieste. Questo all’inizio del 2019.

Era una fredda mattinata d’inverno e a Trieste, come di consueto, tirava la bora. Io e mio padre avevamo varcato la soglia della porta della sede di Trieste senza dover chiedere autorizzazione a nessuno, c’era una specie di cantiere edile perennemente aperto, effettivamente era difficile identificare la sede di Adriatic. Fu difficile pure capire a che piano fosse, le indicazioni erano tutt’altro che chiare.

Comunque, una volta identificato l’ufficio (che era quello dell’avvocato Saina – siccome la sede di Adriatic era ancora in lavorazione), entrammo e fummo accolti da una segretaria che ci accompagnò fino alla stanza dove avremmo dovuto conoscere “l’unica persona nel gruppo che poteva darci quello che volevamo”.

Entrammo nella stanza. Nonostante lo sforzo di ricordami altro, la prima cosa che mi ricordo è di nuovo l’odore, questa volta di sigaro e sigaretta.

Guardando in alto si vedeva la cappa di fumo accumulata nella stanza nonostante la finestra aperta.

Guardando invece verso sinistra, verso il tavolo che era stato improvvisato per questa fugace riunione, notai un tavolo con numerosi portacenere, completamente riempiti di mozziconi. C’erano anche dei contenitori che contenevano molti cioccolatini.

In mezzo al tavolo c’era seduto Dubravko Grigic con in bocca un sigaro enorme che emanava un odore particolarmente intenso.

Iniziammo a discutere di vari argomenti, quello che mi ricordo benissimo era relativo alla gestione sinistri.

Questo per me e mio padre era un tema molto caldo, eravamo ancora in quel momento il gestore sinistri della HOK Osiguranje d.d. e conoscevamo bene il mercato italiano.

Dei diversi interlocutori colui che volle prendere subito la parola relativamente alla gestione sinistri era il Sig. Laren Saina, quello che poi divenne “l’avvocato di compagnia”.

Mi bastarono quei pochi minuti per inquadrare le capacità oggettive di questo professionista, aveva le idee molto confuse e soprattutto compiacenti con quelle di Grigic.

All’epoca, data la criticità di quell’appuntamento, non diedi troppo peso a quanto stava avvenendo, più avanti capii quanto le mie sensazioni in merito alle capacità professionali di Laren Saina fossero corrette.

Finito il discorso con Laren Saina, il Sig. Dubravko Grigic decise che ci avrebbe parlato in privato per discutere degli argomenti per i quali eravamo stati chiamati.

Ci venne richiesto di spostarci in un’altra stanza, molto stretta. Aspettammo per una decina di minuti e poi venne il Sig. Dubravko Grigic e iniziammo “la trattativa”.

In quella sede io dissi che, per quanto mi riguardava, avrei fatto tutto quanto necessario all’azienda per far adeguare i suoi sistemi informatici e quindi poter operare in Italia a patto però che mi venisse riconosciuta la carica di responsabile informatico per l’Italia; Grigic fu titubante ma alla fine acconsentì.

Per quanto riguarda mio padre lui esordì dicendo che l’unica maniera per poter sviluppare seriamente la rete di vendita era che solo lui potesse decidere a quale intermediario fare riferimento e/o eventualmente fermarlo in caso di necessità.
Grigic rispose dicendo che non era interesse di Adriatic lavorare con gli intermediari, si voleva invece creare proprie agenzie sul territorio e propose a mio papà di essere colui che avrebbe gestito e/o amministrato la sede di Udine.

A tale proposta mio papà rispose dicendo che non era quello il nostro modo di operare e che, per avere il pacchetto completo, avrebbe dovuto accettare di assegnare l’amministrazione della rete di vendita degli intermediari a lui.

Ci vollero diverse decine di minuti di discussioni ma alla fine mio papà riuscì a spuntarla e entrambi ottenemmo il benestare per quanto da noi richiesto.

Venne discussa anche la questione retributiva e, al termine della riunione, ci lasciammo con la parola di Grigic, quella che tutti i suoi dipendenti reputano come immutabile e legge.

Nei prossimi episodi vi racconterò e dimostrerò come invece di immutabile ci fosse il nulla assoluto.

Tutto quanto promesso fu semplicemente ignorato e mutato a piacimento da Grigic e dai suoi sottoposti.

La violazione degli accordi fu talmente brutale che Adriatic Osiguranje alla fine partorì uno dei peggiori obbrobri giuridici che una compagnia abbia mai posto in essere: la revoca per asserita giusta causa, dove la giusta causa sarebbe non aver voluto firmare un appendice modificativa peggiorativa.

Il critico assicurativo,
Sean Filipin.